Ubuntu 26.10 è qui: tutte le novità, da GNOME 51 a Linux 7.3

Ubuntu 26.10 modernizza i componenti fondamentali di Linux, completa la migrazione a Rust e migliora desktop, sicurezza e compatibilità hardware. Attenzione alle novità che possono creare incompatibilità.

La nuova versione di Ubuntu è pronta. Ubuntu 26.10 Stonking Stingray rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione della distribuzione Linux sviluppata da Canonical. La nuova versione introduce GNOME 51, il kernel Linux 7.3, OpenSSL 4 e una novità che interessa direttamente il funzionamento del sistema operativo: la sostituzione completa delle tradizionali utility GNU Coreutils con implementazioni scritte in Rust. Cambiano anche la gestione dei driver, l’integrazione con i servizi Microsoft, la crittografia e alcuni componenti fondamentali per amministratori di sistema e sviluppatori.

Ubuntu segue dal 2004 un calendario di sviluppo piuttosto regolare, con due versioni ogni anno, ad aprile e ottobre. Le edizioni LTS (Long Term Support), pubblicate ogni due anni, privilegiano la stabilità e garantiscono 5 anni di manutenzione standard; quelle intermedie, come Ubuntu 26.10, ricevono aggiornamenti per 9 mesi e permettono di introdurre più rapidamente nuove tecnologie.

Le note di rilascio di Ubuntu 26.10 sono già disponibili; il rilascio della versione finale di Ubuntu 26.10 è previsto per oggi 15 ottobre.

Ubuntu 26.10 completa il passaggio delle utility di sistema a Rust

Come accennato in apertura e sottolineato più volte nei nostri articoli, una delle decisioni tecniche più significative riguarda le GNU Coreutils, la raccolta di programmi che accompagna i sistemi Unix e Linux da decenni.

Comandi come ls, cp, mv, rm, cat e sort costituiscono la base di moltissimi script e procedure di amministrazione: sono strumenti di uso comune il cui comportamento è spesso alla base di applicazioni, installatori e sistemi di automazione.

Canonical aveva già avviato la transizione verso uutils, il progetto che riscrive le Coreutils utilizzando il linguaggio Rust. In Ubuntu 26.04 rimanevano alcune eccezioni importanti: cp, mv e rm continuavano a utilizzare le implementazioni GNU per evitare problemi di compatibilità. Con Ubuntu 26.10 anche queste ultime utility passano a Rust, completando la migrazione dell’insieme predefinito dei comandi fondamentali.

Rust introduce garanzie di sicurezza nella gestione della memoria che permettono di prevenire, già durante la compilazione, numerose categorie di errori: accessi a memoria non più valida, determinate condizioni di concorrenza e utilizzi impropri dei riferimenti. Una riscrittura in Rust non rende un programma immune alle vulnerabilità, ma riduce l’esposizione a difetti particolarmente frequenti nel software sviluppato in C.

Il tema della compatibilità tra GNU Coreutils e uutils in Rust

Il punto delicato è la compatibilità: un comando può produrre il risultato previsto nelle operazioni comuni e divergere dall’implementazione originaria nella gestione dei collegamenti simbolici, degli attributi estesi, delle autorizzazioni, delle opzioni meno utilizzate o nei casi limite. Basta una differenza nel codice di uscita o nel formato di un messaggio per compromettere uno script che da anni funziona correttamente.

Per questo motivo, Ubuntu mantiene la possibilità di continuare ad utilizzare le storiche versioni GNU, che comunque ricevono i loro aggiornamenti anche oggi. È una precauzione importante, soprattutto per i server che eseguono procedure storiche di manutenzione, backup e distribuzione del software. La documentazione di Ubuntu indica come selezionare l’implementazione desiderata: il modo più rapido per usare le utilità GNU è anteporre gnu al comando (esempio: gnuls) ma è possibile recuperare anche un’installazione tradizionale dei vari comandi.

GNOME 51: un desktop più fluido e una gestione migliore dei monitor

La componente grafica di Ubuntu 26.10 si basa su GNOME 51, successore di GNOME 50 presente nella versione LTS precedente.

Le novità si concentrano soprattutto su una serie di migliorie legate all’esperienza quotidiana, con particolare attenzione alle prestazioni, alla gestione degli schermi e all’accessibilità.

Le modifiche al sistema di frame scheduling migliorano la regolarità delle animazioni anche quando il computer esegue attività impegnative. Il comportamento interessa soprattutto le configurazioni multimonitor, i display ad alta frequenza di aggiornamento e le workstation che utilizzano applicazioni graficamente intensive. Un’interfaccia fluida, del resto, non dipende soltanto dalla velocità della GPU: conta anche il modo in cui il compositore distribuisce il lavoro e sincronizza la presentazione dei fotogrammi.

GNOME 51 introduce inoltre una disposizione più precisa degli schermi nelle impostazioni e conserva i livelli di luminosità dopo un riavvio o un cambiamento della modalità HDR. Sui dispositivi dotati di accelerometro compare la possibilità di gestire la rotazione automatica dello schermo e il relativo blocco. Un’altra impostazione consente di disattivare automaticamente il touchpad quando si collega un mouse.

Anche il file manager Files migliora: durante il trascinamento di più elementi mostra il numero dei file selezionati, rende alcune operazioni più reattive e raggruppa meglio le notifiche. Calendar riduce il traffico durante la sincronizzazione e migliora la velocità della visualizzazione mensile.

Sul versante dell’accessibilità, la modalità Reduced Motion (riduce o disattiva le animazioni dell’interfaccia, rendendola più confortevole per chi è sensibile agli effetti di movimento) si estende ad altre parti dell’interfaccia; migliorano la navigazione della griglia delle applicazioni tramite tastiera e i messaggi dello screen reader Orca.

Una novità interessante riguarda il desktop remoto: GNOME 51 aggiunge il supporto per le smart card remote e per l’autenticazione Kerberos, mentre la funzionalità Remote Login può utilizzare server SSH attivati su richiesta tramite socket.

App Center diventa più utile: driver NVIDIA, pacchetti e codec multimediali

Canonical interviene anche su App Center, il software che permette di cercare e installare applicazioni attraverso un’interfaccia grafica.

Una delle modifiche più utili consiste nell’unificazione delle informazioni relative ai pacchetti Snap e Debian: la stessa schermata presenta ora dettagli come produttore, versione, autorizzazioni, dimensioni, valutazioni e immagini dell’applicazione, insieme ai comandi pertinenti per installarla, aprirla o rimuoverla.

La novità più pratica potrebbe però essere la sezione dedicata ai driver grafici. App Center consente di consultare le versioni disponibili, comprese le diverse famiglie dei driver NVIDIA, mostrando informazioni che aiutano a confrontarle.

Ubuntu 26.10 include moduli kernel precompilati per le famiglie NVIDIA 580 e 615: la serie 615 sostituisce le precedenti 595 e 610 e utilizza esclusivamente moduli kernel aperti, compatibili con le GPU NVIDIA dall’architettura Turing in avanti. La famiglia 580 continua invece a offrire sia i moduli proprietari sia quelli aperti.

App Center introduce anche l’installazione su richiesta dei codec multimediali mancanti per la riproduzione di determinati file. Alcuni codec proprietari non fanno parte dell’installazione predefinita: il sistema può quindi proporre di recuperarli quando risultano necessari, semplificando un’operazione che in passato richiedeva interventi manuali.

Myna porta la dettatura vocale locale su Ubuntu

Tra le funzionalità sperimentali compare Myna, un sistema di riconoscimento vocale che permette di dettare testo direttamente nell’applicazione attiva. Il funzionamento è semplice: l’utente tiene premuto un tasto configurabile, parla e il programma trascrive le parole nel campo che possiede il focus.

La trascrizione avviene interamente in locale, senza inviare la registrazione a un servizio remoto: è un aspetto cruciale per chi lavora con documenti riservati, informazioni aziendali o semplicemente preferisce evitare che la propria voce raggiunga server esterni.

Canonical presenta le caratteristiche di Myna come sperimentali e avverte che potranno cambiare prima del rilascio della versione stabile. L’intento, come confermato con l’annuncio ufficiale di Myna è comunque quello di portare funzionalità vocali nel desktop senza rendere obbligatorio il ricorso al cloud.

Linux 7.3: più supporto per Snapdragon, AMD Zen 6 e hardware recente

Ubuntu 26.10 adotta il kernel Linux 7.3, con una particolarità che merita un approfondimento.

Canonical specifica che la versione 7.3 definitiva del kernel upstream è prevista successivamente alla disponibilità generale della distribuzione. Di conseguenza, il kernel identificato integrato nelle immagini di Ubuntu 26.10 deriva dal codice di Linux 7.3-rc6, ossia una release candidate.

Gli sviluppatori di Ubuntu gestiscono autonomamente una versione del kernel Linux, integrando patch e correzioni secondo le procedure di distribuzione. Rimane però una scelta tecnica insolita e potenzialmente significativa per chi utilizza moduli esterni, driver non inclusi nel kernel o software che dipende da particolari interfacce interne.

Tra i cambiamenti più rilevanti figura l’ampliamento del supporto ai dispositivi basati su SoC Qualcomm Snapdragon.

Arrivano infatti tutta una serie di interventi per dispositivi Snapdragon X2 Elite, tra cui ASUS Zenbook A14 UX3407NA, HP EliteBook X G2q 14 AI e Lenovo Yoga Slim 7x Gen 11. Migliora inoltre la compatibilità con diversi sistemi Snapdragon X Elite e X Plus.

Un progresso concreto interessa le webcam integrate in alcuni notebook ARM, tra cui Lenovo ThinkPad T14s, Dell XPS 13 9345 e ASUS Zenbook A14. Il supporto della fotocamera è storicamente uno degli aspetti più difficili da garantire sui portatili ARM, perché intervengono sensori, processori di immagine e firmware specifici.

Per le future piattaforme AMD Zen 6 arrivano modifiche relative alla gestione delle frequenze, ai profili energetici EPP, al firmware TPM e al Sensor Fusion Hub. Sul fronte Intel, invece, compaiono interventi per i codec audio TI TAC5xx2 delle piattaforme Nova Lake e per alcuni sensori fotografici MIPI.

Ubuntu 26.10 rafforza la sicurezza con OpenSSL 4 e OpenSSH 10.5

Ubuntu 26.10 introduce importanti cambiamenti nella gestione delle comunicazioni sicure.

OpenSSL 4.0.3, ad esempio, migliora il supporto per i protocolli TLS e QUIC, aggiunge funzionalità per la crittografia post-quantistica e supporta Encrypted Client Hello (ECH), tecnologia che permette di nascondere il nome del sito richiesto durante la negoziazione di una connessione HTTPS, purché anche gli altri componenti coinvolti supportino la funzionalità.

Sul fronte della crittografia dei file, Canonical introduce Sequoia PGP, implementazione OpenPGP scritta in Rust destinata progressivamente ad affiancare gli strumenti GnuPG.

Cambia anche OpenSSH con la versione 10.5 che separa il supporto all’autenticazione Kerberos/GSSAPI dai pacchetti standard, riducendo il codice non necessario e quindi la superficie esposta a possibili attacchi.

Chi utilizza Kerberos in azienda dovrà installare le varianti openssh-gssapi-server e openssh-gssapi-client secondo le proprie esigenze, verificando la compatibilità delle configurazioni esistenti prima dell’aggiornamento.

Ubuntu si integra meglio con Microsoft Entra ID e Active Directory

Ubuntu 26.10 introduce novità anche per le organizzazioni che amministrano computer Windows e Linux attraverso un’infrastruttura di identità condivisa.

Il componente authd 0.7.1 amplia le possibilità di autenticazione mediante Microsoft Entra ID, consentendo l’accesso con password e il completamento delle verifiche MFA direttamente sul desktop, nelle sessioni terminale e SSH, nelle finestre di autorizzazione Polkit.

Gli utenti possono approvare l’accesso tramite Microsoft Authenticator oppure utilizzare codici temporanei generati da applicazioni compatibili. Il nuovo flusso supporta anche modalità senza password, comprese le chiavi di sicurezza FIDO2, Microsoft Authenticator e i Temporary Access Pass.

Oltre a poter usare un account Microsoft per accedere a Linux, gli amministratori diventano in grado di applicare criteri di autenticazione coerenti tra postazioni differenti, riducendo la necessità di gestire identità separate.

Il componente ADSys 0.17.0 aggiunge inoltre l’iscrizione diretta dei certificati tramite Active Directory Certificate Services; la gestione delle Group Policy migliora anche negli ambienti Active Directory con più domini.

Tra le novità figurano inoltre segnaposto dinamici come ${USER}, ${HOSTNAME} e ${DOMAIN}, sostituiti localmente durante l’applicazione delle impostazioni. Sono piccoli miglioramenti, ma possono semplificare notevolmente la gestione di numerose workstation Linux all’interno di un dominio Windows.

Ubuntu 26.10: novità per server, sicurezza e architetture hardware

Ubuntu 26.10 aggiorna numerosi componenti destinati ai server e alle infrastrutture aziendali: arrivano MySQL 9.7 LTS, HAProxy 3.4.2, Samba 4.24.7, Apache 2.4.68, PHP 8.5.9, Postfix 3.11.7 e Valkey 9.1.2. Alcuni aggiornamenti introducono cambiamenti da valutare prima della migrazione, come il nuovo algoritmo predefinito di bilanciamento del carico di HAProxy.

Una modifica significativa riguarda systemd 261, che elimina il supporto automatico ai vecchi script di avvio SysV presenti in /etc/init.d: i software che li utilizzano potrebbero richiedere interventi specifici.

Sul fronte della sicurezza, migliora la cifratura del disco basata sul chip TPM, utilizzabile in più configurazioni hardware con l’aggiunta di un PIN o di una passphrase; resta però temporaneamente escluso l’aggiornamento diretto da Ubuntu 26.04 LTS per i sistemi che già utilizzano tale protezione.

Arrivano inoltre la verifica della certificazione hardware dalle Impostazioni, nuovi controlli sulla telemetria di Ubuntu Insights e un supporto più ampio alle piattaforme RISC-V RVA23, comprese le schede SpacemiT K3 e SiFive BigSky.

Quanto conviene usare Ubuntu 26.10 rispetto alla versione LTS?

Per un utente desktop interessato a GNOME 51, ai nuovi driver, al riconoscimento vocale locale e al supporto per hardware recente, Ubuntu 26.10 introduce funzionalità che possono giustificare il passaggio dalla versione precedente. Lo stesso vale per sviluppatori che desiderano lavorare con strumenti aggiornati, già preinstallati nella distribuzione.

Per chi gestisce server di produzione, workstation aziendali o postazioni che devono rimanere operative per anni, Ubuntu 26.04 LTS conserva invece un vantaggio importante: una durata del supporto nettamente superiore e una base software concepita per limitare i cambiamenti più invasivi.

Per gli aggiornamenti è sempre consigliabile utilizzare gli strumenti ufficiali, effettuare un backup e verificare le eventuali incompatibilità prima della migrazione. Il comando sudo do-release-upgrade rimane il riferimento per avviare un aggiornamento di versione supportato.

Ubuntu 26.10 è importante soprattutto per ciò che cambia sotto la superficie: la migrazione completa delle Coreutils a Rust, l’arrivo di OpenSSL 4, la separazione delle funzionalità Kerberos in OpenSSH e l’abbandono della compatibilità automatica con gli script SysV raccontano la volontà di alleggerire le dipendenze dal software storico e rafforzare la sicurezza delle componenti fondamentali.

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