La barra delle applicazioni introdotta con Windows 95 è uno di quegli elementi dell’interfaccia grafica che oggi sembrano quasi imprescindibili: una barra sempre disponibile, il pulsante Start, i programmi aperti immediatamente riconoscibili e un’area dedicata alle notifiche. Nel 1995, però, non era affatto scontato organizzare in questo modo il desktop di un PC. Windows 3.1 utilizzava un modello profondamente diverso e Microsoft stava sperimentando più idee in parallelo, alcune destinate a sparire, altre a sopravvivere per decenni.
La questione è tornata d’attualità dopo uno scambio pubblico tra alcuni protagonisti della storia di Windows. Joe Belfiore, entrato in Microsoft nel 1990 e responsabile dell’interfaccia del progetto Chicago, diventato poi Windows 95, ha contestato una ricostruzione piuttosto diffusa: la barra delle applicazioni Microsoft non sarebbe nata copiando il Dock di NeXTSTEP, il sistema sviluppato da NeXT dopo l’uscita di Steve Jobs da Apple. Brad Silverberg, all’epoca responsabile di Windows, ha sostenuto la stessa tesi richiamando anche il lavoro del progettista Danny Oran.
Windows 95 arrivò sul mercato il 24 agosto 1995, vendette circa 7 milioni di copie nelle prime 5 settimane secondo Microsoft e contribuì a fissare convenzioni dell’interfaccia desktop che ancora oggi condizionano Windows 11. Capire da dove arrivarono taskbar e menu Start permette quindi di ricostruire un passaggio importante nella storia dell’interazione uomo-computer.

Fonte dell’immagine: Wikipedia
Windows 3.1 aveva un problema: dove finiscono i programmi ridotti a icona?
Per capire perché Microsoft sentì il bisogno di una taskbar bisogna dimenticare per un momento il desktop moderno. In Windows 3.1, quando l’utente riduceva a icona una finestra, il programma si trasformava in una piccola icona sul desktop.
Il comportamento aveva una sua logica ma diventava scomoda appena aumentava il numero delle finestre aperte. Le icone dei programmi potevano nascondersi dietro altre finestre e l’utente doveva ricordarsi quali applicazioni fossero ancora in esecuzione. La combinazione di tasti ALT+TAB permetteva già di passare da un programma all’altro, ma non forniva quella rappresentazione persistente dello stato del sistema che oggi diamo per acquisita.
Raymond Chen, storico sviluppatore Microsoft e autore del blog The Old New Thing, ha descritto in dettaglio il passaggio. Con Windows 95 il desktop cambiò significato: le icone presenti sulla scrivania iniziarono a rappresentare principalmente oggetti come file, cartelle e collegamenti, mentre la gestione delle finestre aperte passò alla taskbar.
Microsoft separò due concetti che Windows 3.x tendeva a sovrapporre: gli oggetti memorizzati sul desktop da una parte, i programmi in esecuzione dall’altra.
Cairo e quella “tray” che anticipò una parte dell’idea
Secondo Belfiore, una delle influenze concrete arrivò da Microsoft Cairo, un progetto estremamente ambizioso avviato nei primi anni ’90.
Cairo avrebbe dovuto introdurre un ambiente Windows più evoluto, costruito attorno alla visione “information at your fingertips” promossa da Bill Gates. Il prodotto completo non raggiunse mai il mercato nella forma originariamente immaginata, ma varie tecnologie e idee sviluppate durante il progetto finirono successivamente in altri prodotti Microsoft.

L’interfaccia di Cairo, fonte: Dave Plummer su X
Tra gli esperimenti sull’interfaccia c’era una superficie sempre visibile sul bordo dello schermo, descritta da Belfiore come una “tray“. Serviva soprattutto come destinazione per operazioni di trascinamento: l’utente poteva depositarvi oggetti e contenuti da utilizzare durante il lavoro con altre applicazioni.
Il concetto trova una conferma interessante nei ricordi di Raymond Chen. Le prime versioni dell’interfaccia che avrebbe portato a Windows 95 utilizzavano infatti una finestra-cartella agganciata al bordo dello schermo. Era possibile trascinarvi elementi, spostarla su altri lati del desktop e persino sganciarla facendola diventare una normale finestra.
Il nome interno “tray” derivava proprio dall’idea di un vassoio nel quale sistemare oggetti. In seguito Microsoft abbandonò quella soluzione e la sostituì con la barra delle applicazioni vera e propria.
Vale la pena notare un dettaglio: la famosa espressione system tray o traybar, ancora diffusissima, non è in realtà il nome ufficiale dell’area con orologio e piccole icone. Microsoft la chiama “notification area”. La confusione nacque anche dall’esistenza, in Windows 95, del programma systray.exe, responsabile della visualizzazione di alcuni indicatori come volume, stato PCMCIA e batteria.
Perché il Dock di NeXT non spiega la taskbar di Windows 95
Il confronto con NeXTSTEP nasce da una somiglianza superficiale comprensibile. Il sistema operativo sviluppato dalla società fondata da Steve Jobs utilizzava un Dock sul bordo dello schermo nel quale collocare icone delle applicazioni. NeXT mostrò questa soluzione diversi anni prima dell’arrivo di Windows 95 e il Dock sarebbe poi diventato uno degli antenati diretti del Dock di macOS.

Interfaccia di NeXTSTEP, fonte: Wikipedia
Ma una barra sul bordo dello schermo non implica necessariamente una discendenza progettuale. Brad Silverberg ha spiegato che il Dock di NeXT e la taskbar di Windows 95 svolgevano funzioni abbastanza differenti e che Danny Oran, tra i principali progettisti della nuova interfaccia Windows, gli aveva confermato di aver sviluppato autonomamente quella soluzione.
Belfiore è ancora più netto: il NeXT Dock non avrebbe portato alla taskbar. Le due esigenze che spinsero Microsoft furono invece l’esperimento della tray derivato dal lavoro su Cairo e la necessità di gestire in modo migliore le finestre minimizzate ereditate da Windows 3.1.
Il punto è che la taskbar originale non corrispondeva neppure al concetto moderno di Dock. I pulsanti associati alle finestre servivano soprattutto a identificare e ripristinare programmi già aperti. Non erano ancora icone permanenti utilizzabili indistintamente per avviare un’applicazione e passare a quella già in esecuzione.
Il menu Start non nacque già nella forma che tutti ricordano
Anche il pulsante Start attraversò diverse evoluzioni: le prime versioni della barra non avevano affatto il famoso pulsante con il logo Windows e la scritta “Start”. Secondo Chen, nell’angolo della barra comparivano inizialmente tre controlli separati: System, Find e Help.
Il pulsante System apriva un menu contenente funzioni come Run, Task List, organizzazione delle finestre e spegnimento di Windows. Con l’evoluzione del progetto, Find e Help confluirono progressivamente nello stesso menu. E da quella riorganizzazione nacque il menu Start di Windows 95.
La soluzione rispondeva anche a un problema di usabilità molto concreto. La documentazione Microsoft dell’epoca riportava test secondo i quali un nuovo utente di Windows 3.1 poteva impiegare in media circa 9 minuti per riuscire ad avviare Write. Con Windows 95 il tempo necessario per lanciare WordPad scendeva a circa 3 minuti; considerando soltanto gli utenti che utilizzavano correttamente Start, Microsoft parlava di meno di un minuto.
Windows 7 fuse definitivamente launcher e task switcher
La svolta successiva arrivò con Windows 7. Microsoft ridisegnò la barra delle applicazioni fondendo i concetti di collegamento permanente e pulsante della finestra: la stessa icona poteva avviare un’applicazione quando era chiusa e rappresentarla quando risultava in esecuzione.
La documentazione tecnica Microsoft relativa alle API della taskbar di Windows 7 descrive esplicitamente questa soluzione come un’unificazione di Quick Launch e della taskbar tradizionale. Un’applicazione poteva essere “pinned“, quindi restare sulla barra anche quando non risultava aperta. Una volta avviata, il medesimo elemento grafico diventava il punto attraverso il quale gestire le sue finestre.
Arrivarono inoltre Jump List, anteprime delle finestre, indicatori di avanzamento e overlay sulle icone. La barra delle applicazioni di Windows smise così di essere principalmente una rappresentazione delle finestre aperte e divenne una superficie persistente per avvio, commutazione e controllo delle applicazioni.
Dalla barra di Windows 95 alla taskbar riscritta di Windows 11
La longevità dell’idea non significa che Microsoft abbia conservato lo stesso codice. Windows 11 ha introdotto nel 2021 una taskbar profondamente rielaborata, inizialmente molto più rigida rispetto a quella di Windows 10. Le icone risultavano centrate per impostazione predefinita e diverse funzioni storiche, compresa la possibilità di spostare liberamente la barra sui bordi dello schermo, erano scomparse.
Microsoft aveva spiegato che la nuova implementazione richiedeva una notevole quantità di lavoro per gestire correttamente barre verticali o posizionate nella parte superiore: layout delle applicazioni, ridimensionamento, configurazioni multi-monitor, DPI differenti e altre combinazioni aumentano rapidamente il numero di casi da verificare.
Nel 2026 la società ha iniziato a riportare sulla taskbar alcune capacità richieste da tempo dagli utenti, compreso il riposizionamento sui diversi bordi dello schermo nelle versioni più recenti di Windows 11.
È quasi ironico: una delle prime incarnazioni della vecchia “tray” poteva già essere agganciata ai bordi dello schermo e perfino trasformata in una finestra indipendente. In Windows 11 ci è voluta un’attesa di 5 anni per ritrovarsi dinanzi a una barra delle applicazioni con funzionalità comparabili con quelle di Windows 10.