Signal ha completato una nuova fase del progetto dedicato ai backup, introducendo strumenti che modificano il modo in cui messaggi e contenuti multimediali possono essere conservati e trasferiti.
L’aggiornamento arriva con la disponibilità di Signal Secure Backups su tutte le piattaforme supportate e con una revisione dei backup locali. Il cambiamento interessa soprattutto chi sostituisce frequentemente smartphone e computer oppure utilizza sistemi operativi differenti.
L’elemento centrale resta la cifratura end-to-end: Signal dichiara di non poter leggere i dati archiviati e mantiene la chiave di recupero sotto il controllo dell’utente. La nuova architettura aggiunge inoltre strumenti per ridurre lo spazio occupato dai media e recuperare allegati mancanti sui dispositivi collegati.
I backup Signal diventano davvero multipiattaforma
I backup locali ora utilizzano un formato comune su Android, iOS, Linux, macOS e Windows.
La revisione separa inoltre i contenuti multimediali dall’archivio principale, facilitando la sincronizzazione verso un disco esterno o un NAS. I file duplicati vengono conservati una sola volta all’interno del backup, con un effetto diretto sull’occupazione dello spazio quando lo stesso allegato compare in conversazioni differenti. Signal ha quindi trasformato il backup locale da semplice archivio del dispositivo a formato più adatto alla conservazione su destinazioni esterne.
Una funzione specifica permette di alleggerire lo spazio occupato sul dispositivo. Attivando l’ottimizzazione, le fotografie e i video meno utilizzati possono essere sostituiti localmente da una miniatura, mentre il file originale resta disponibile nel backup a pagamento. Signal indica come esempio il passaggio da 5.120 MB a circa 600 MB per contenuti multimediali non utilizzati. Il file completo viene recuperato quando l’utente apre nuovamente l’allegato.
Un’altra novità riguarda i dispositivi collegati. Il piano gratuito conserva i messaggi testuali e limita la disponibilità dei media agli ultimi 45 giorni, mentre il servizio a pagamento consente di archiviare fino a 100 GB di contenuti multimediali. Con attachment backfill, Signal Desktop può chiedere al dispositivo principale un allegato che non trova localmente, trasferendolo attraverso la connessione cifrata. La funzione evita così di dover inoltrare manualmente un vecchio messaggio soltanto per recuperare il relativo file.
La sicurezza dei backup mantiene vincoli precisi
La protezione del servizio remoto utilizza una recovery key generata dal dispositivo e non condivisa con Signal.
Un’ulteriore chiave crittografica, custodita in un Trusted Execution Environment, viene sostituita quotidianamente e serve ad aggiungere proprietà di forward secrecy. Il sistema utilizza anche la remote attestation per verificare che la chiave precedente venga eliminata quando avviene la rotazione. Senza la chiave di recupero, Signal non può decifrare né ripristinare l’archivio.
I backup locali presentano invece una differenza importante: la chiave di recupero può decifrare anche copie precedenti conservate sul supporto scelto dall’utente. Chi utilizza un’unità USB, un NAS o un altro spazio personale deve quindi considerare anche la gestione delle vecchie copie. I messaggi destinati a scomparire entro 24 ore non vengono inclusi nei backup; durante il ripristino, quelli già scaduti vengono esclusi dal trasferimento.
Su iOS, il progetto si completa con un nuovo trasferimento diretto tra dispositivi basato su Wi-Fi Aware e protetto da una connessione wireless locale cifrata end-to-end. La funzione accompagna il rilascio della versione 8.30 e punta a rendere più affidabile la migrazione verso un nuovo iPhone. Per l’utente, il risultato complessivo è una gestione più articolata dei dati: il backup non rappresenta più soltanto una copia di sicurezza, ma diventa anche uno strumento per organizzare spazio, allegati e migrazioni mantenendo il controllo delle chiavi crittografiche.