I browser non sono ormai più, da molto tempo, semplici strumenti per visualizzare pagine Web. Chrome integra Gemini e funzioni di intelligenza artificiale; Edge propone Copilot, strumenti per lo shopping e numerosi servizi Microsoft; Firefox sta progressivamente aggiungendo funzioni basate sull’AI. Anche Brave, nato con un’impostazione molto diversa, incorpora wallet, Rewards, News e Leo AI.
Chi vorrebbe semplicemente un browser veloce, aggiornato e privo di gran parte di queste integrazioni si trova davanti a una scelta poco piacevole: disattivare manualmente decine di opzioni, quando possibile, oppure passare a browser alternativi e fork che possono presentare altri compromessi.
L’iniziativa Just the Browser prova a risolvere il problema usando una prospettiva differente: il progetto open source sviluppato da Corbin Davenport non distribuisce infatti un nuovo browser e non modifica il codice di Chromium o Firefox. Applica invece una serie di configurazioni amministrative che Google, Microsoft e Mozilla mettono normalmente a disposizione delle aziende per controllare centralmente i browser installati sui computer dei dipendenti.
L’idea è semplice ma tecnicamente interessante: usare le stesse policy pensate per migliaia di PC aziendali al fine di rendere più essenziale il browser di utenti e professionisti.
Come personalizzare il comportamento del browser in profondità
La differenza rispetto a progetti come LibreWolf o alle numerose build derivate da Chromium è importante. Avvalendosi di Just the Browser si continua a utilizzare Google Chrome, Microsoft Edge, Mozilla Firefox o Brave installati sul PC: il programma rimane quello distribuito e aggiornato dal rispettivo produttore; Just the Browser interviene sulle impostazioni amministrative che il browser legge all’avvio.
In Windows, ad esempio, molte configurazioni finiscono nel Registro di sistema. Su Linux, Chrome e Chromium possono leggere un file JSON collocato nelle directory dedicate alle managed policies; Firefox utilizza analogamente policies.json. Su macOS il progetto ricorre invece ai profili di configurazione .mobileconfig.
Il vantaggio principale consiste nel continuare a ricevere gli aggiornamenti direttamente dal produttore, compresi quelli che correggono vulnerabilità zero-day, senza dipendere dai tempi necessari a un progetto derivato per integrare le patch del browser principale.
Restano inoltre disponibili caratteristiche che alcuni fork non gestiscono allo stesso modo, come sincronizzazione degli account, compatibilità DRM, supporto multipiattaforma e integrazione con i servizi del produttore che l’utente decide di conservare. È proprio questa la motivazione indicata da Davenport per aver preferito le policy alla creazione dell’ennesimo fork.

Le policy aziendali diventano uno strumento di “debloating” per il browser
Un browser Chromium gestito centralmente (situazione tipica in azienda) cerca determinate chiavi e file di configurazione prima di applicare le preferenze dell’utente. Attraverso queste policy un amministratore può, ad esempio, impedire l’attivazione di una funzione, disabilitare un servizio o nascondere un elemento dell’interfaccia.
Just the Browser raccoglie numerose policy di questo tipo in configurazioni già predisposte.
Una managed policy fa in modo, ad esempio, che il browser non possa riattivare autonomamente una funzione in seguito a un aggiornamento, a una nuova schermata introduttiva o alla modifica delle impostazioni predefinite. Sì, perché alcune opzioni visibili all’utente possono ricomparire o cambiare dopo gli aggiornamenti, mentre una policy amministrativa mantiene la configurazione imposta.
C’è però una conseguenza immediatamente visibile: dopo l’applicazione delle policy, Chrome, Edge o Firefox possono segnalare che “il browser è gestito dalla tua organizzazione“. Su un PC personale non significa che qualche azienda abbia improvvisamente preso il controllo del computer: è il modo con cui il browser informa che esistono impostazioni amministrative attive.
Le policy effettivamente applicate possono essere controllate digitando quanto segue:
chrome://policyin Chromeedge://policyin Edgebrave://policyin Braveabout:policiesin Firefox
Cosa sparisce da Google Chrome
Il caso di Chrome mostra bene l’impostazione generale del progetto. La configurazione prevista da Just the Browser disabilita diverse integrazioni di Gemini e dell’AI generativa, compresa AI Mode nella barra degli indirizzi e nella pagina Nuova scheda.
La policy GeminiSettings è ad esempio sfruttata per bloccare le integrazioni dell’app Gemini, mentre GenAILocalFoundationalModelSettings impedisce il download del modello AI locale utilizzabile dal browser.
Scompaiono anche funzioni come Help Me Write, la ricerca intelligente nella cronologia, Tab Compare, la generazione AI di temi e sfondi e le caratteristiche AI integrate negli Strumenti per sviluppatori.
La configurazione interviene persino sulla condivisione del contenuto della pagina con alcuni servizi Google: SearchContentSharingSettings disattiva, tra le altre cose, il pulsante Chiedi a Google nella barra degli indirizzi e alcune integrazioni con Google Lens e AI Mode.
Il risultato non è un Chrome completamente spogliato, ma un browser molto più vicino all’identikit classico di un software per la navigazione web.
Edge è quello sul quale Just the Browser interviene più pesantemente
La lista di modifiche prevista per Microsoft Edge è decisamente più lunga. Just the Browser elimina i contenuti provenienti da MSN dalla pagina Nuova scheda, nasconde collegamenti sponsorizzati, disattiva Copilot in numerosi punti dell’interfaccia e impedisce al browser di suggerire continuamente servizi Microsoft.
La policy StartupBoostEnabled, configurata opportunamente, evita inoltre che Edge rimanga avviato in background insieme a Windows. EdgeShoppingAssistantEnabled disattiva comparazione dei prezzi, coupon, rimborsi e altre funzionalità legate allo shopping.
Vengono eliminati anche diversi messaggi promozionali: richieste per impostare Edge come browser predefinito, suggerimenti per usare Bing, Microsoft Rewards e il pulsante che propone l’abbonamento Adobe Acrobat durante la visualizzazione dei PDF.
Sul fronte AI, oltre a Copilot, Just the Browser può bloccare il modello generativo locale e le API Built-in AI attraverso le quali una pagina Web potrebbe utilizzare API del browser per attività come generazione, riscrittura o sintesi del testo.
La configurazione disattiva inoltre l’invio a Microsoft di cronologia, preferiti, raccolte e altri dati di navigazione ai fini della personalizzazione di pubblicità, ricerca, news e servizi Microsoft mediante PersonalizationReportingEnabled.
Curiosa anche una policy dedicata alle vecchie estensioni Manifest V2: Just the Browser tenta di mantenerle abilitate in Edge finché Microsoft non ne rimuoverà definitivamente il supporto.
Firefox: meno telemetria e un interruttore generale per l’AI
Anche Mozilla Firefox possiede una struttura di policy dedicata agli ambienti amministrati. Just the Browser utilizza DisableTelemetry per impedire l’invio della telemetria e DisableFirefoxStudies per evitare l’iscrizione automatica alle sperimentazioni Firefox Studies. Disattiva inoltre contenuti sponsorizzati e suggerimenti presenti nella pagina iniziale.
Particolarmente interessante è la gestione delle nuove funzionalità AI. A partire dalle versioni più recenti, Firefox utilizza la policy AIControls, che permette agli amministratori di controllare in blocco diverse caratteristiche basate sull’intelligenza artificiale. Just the Browser la sfrutta per disabilitare elementi quali Smart Tab Groups, riepilogo delle anteprime dei link, chatbot nella barra laterale e Smart Window.
Non tutto ciò che contiene algoritmi AI viene però eliminato indiscriminatamente: funzioni come la generazione del testo alternativo nei PDF e le traduzioni rimangono abilitate; l’utente può eventualmente spegnerle separatamente dalle preferenze di Firefox.
È un dettaglio che chiarisce la filosofia del progetto: ridurre le integrazioni considerate invasive senza tentare di trasformare il browser in un prodotto volutamente minimale a ogni costo.
Come usare Just the Browser su Windows
Il progetto fornisce uno script PowerShell che individua i browser installati e consente di applicare o eliminare le rispettive configurazioni.
Su Windows il comando da utilizzare è il seguente:
& ([scriptblock]::Create((irm "https://raw.githubusercontent.com/corbindavenport/just-the-browser/main/main.ps1")))
Lo script deve essere eseguito da PowerShell con privilegi amministrativi. Just the Browser supporta Windows 8.1, Windows 10 e Windows 11; per macOS e Linux esiste invece uno script Bash; sono supportati i sistemi dotati di Bash e cURL.
La soluzione proposta merita però una precisazione importante dal punto di vista della sicurezza. Il comando PowerShell scarica codice da Internet e lo esegue immediatamente con privilegi elevati. È una pratica molto comoda, ma non è consigliabile eseguire alla cieca script residenti su server remoti.
Il codice di Just the Browser, tuttavia, è facilmente esaminabile prima dell’esecuzione: basta aprire il file main.ps1 e verificare le operazioni svolte.
Chi desiderasse un maggiore controllo può evitare completamente lo script automatico e utilizzare i file .reg, JSON o .mobileconfig forniti dal progetto, verificando preventivamente quali policy saranno applicate. Il repository include infatti sia gli script sia tutti i file di configurazione.
Su Windows, per esempio, le istruzioni manuali per Chrome consistono essenzialmente nell’importare il file .reg, riavviare il browser e controllare il risultato attraverso chrome://policy. È disponibile anche il file inverso per eliminare le chiavi aggiunte.