Sette applicazioni creative, tutte open source, scritte in Rust e pensate per coprire buona parte del lavoro che oggi molti professionisti svolgono con Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Lightroom, Acrobat, After Effects e InDesign. È il progetto che ArtCraft sta costruendo sotto il nome Crafting Apps: PhotoCraft, VectorCraft, FilmCraft, LightCraft, PrintCraft, EffectCraft e DesignCraft. Non si tratta di semplici interfacce Web impacchettate come programmi desktop, né di front-end costruiti sopra applicazioni già esistenti. Il gruppo afferma di aver riscritto ogni componente da zero in Rust, mettendo a punto applicazioni native per Windows, macOS e Linux e, dove possibile, compilando lo stesso codice anche in WebAssembly per l’uso dal browser.
Il lavoro si è concentrato sulla realizzazione di strumenti creativi tradizionali, con un obiettivo ambizioso: ricostruire una parte consistente della workstation grafica professionale usando software aperto, locale e privo di dipendenze obbligatorie dal cloud. La pagina ufficiale parla oggi di sette applicazioni; PhotoCraft e PrintCraft risultano in in una fase ancora piuttosto immatura mentre le altre sono addirittura in uno stato più embrionale.
PhotoCraft prova a ricostruire Photoshop, ma partendo dal formato PSD
PhotoCraft è un editor raster con livelli, maschere, livelli di regolazione, filtri, testo, vettori, pennelli e stili di livello. Gli sviluppatori lo descrivono esplicitamente come una reimplementazione clean-room del flusso di lavoro di Adobe Photoshop. Clean-room significa che il software cerca di replicare comportamenti e compatibilità basandosi su formati documentati, documentazione pubblica e osservazione del funzionamento, senza incorporare codice o risorse proprietarie Adobe.
La parte più significativa riguarda PSD e PSB: PhotoCraft non punta soltanto a importare un’immagine appiattita bnesì legge e salva documenti stratificati.

Il progetto sostiene che, su un insieme di 135 file PSD reali usati per i test, 134 possono compiere un ciclo apertura-salvataggio mantenendo il contenuto byte per byte. È un dato dichiarato dagli sviluppatori, non una certificazione indipendente, ma indica chiaramente dove si concentra una parte importante del lavoro.
Il canvas sfrutta la GPU tramite wgpu, con backend Metal su macOS, Vulkan, DirectX 12 e WebGPU. L’architettura usa inoltre tile copy-on-write e filtri multithread: una scelta sensata per evitare copie integrali delle bitmap durante modifiche che interessano solo una parte del documento. Sul fronte colore sono previsti documenti a 8, 16 e 32 bit, modalità RGB, CMYK, Lab e scala di grigi, gestione ICC e soft proofing.
PhotoCraft dichiara inoltre 16 tipi di livelli di regolazione e oltre 70 filtri con anteprima in tempo reale, oltre a smart object e smart filter. Le selezioni di soggetti e oggetti possono essere elaborate sul dispositivo anziché spedire l’immagine a un servizio remoto.
Nel caso di PhotoCraft risultano già disponibili versioni compilate per macOS, Windows e Linux. Nulla vieta di procedere alla compilazione in autonomia.
VectorCraft affronta Illustrator con curve, mesh e operazioni booleane
VectorCraft copre invece l’illustrazione vettoriale. Lo schema dell’interfaccia richiama volutamente gli strumenti ai quali sono abituati grafici e illustratori: penna Bézier, selezione diretta, guide magnetiche, combinazioni booleane e pannello Appearance.
ArtCraft attribuisce particolare importanza al proprio motore geometrico: la pagina del progetto parla di operazioni booleane esatte sulle curve e mostra funzioni come blend modificabili, envelope distortion, gradient mesh, ripetizioni radiali, a griglia e speculari, bagliori e ombre mantenuti come effetti non distruttivi. È previsto anche il tracciamento automatico delle immagini raster con 12 preset.

Per i documenti nativi è usata una rappresentazione JSON; l’applicazione supporta inoltre importazione ed esportazione SVG e PDF, più output PNG, JPEG e WebP.
Secondo i test pubblicati dal progetto, una scena con 20.000 forme può essere renderizzata in circa 27 millisecondi a risoluzione Retina e l’interfaccia può arrivare a 120 fps. Sono numeri che andranno valutati su hardware e documenti reali, ma rivelano l’enfasi posta sulle prestazioni native.
VectorCraft non dispone ancora degli installer desktop promessi dal progetto: può comunque essere compilato dai sorgenti con Rust 1.90 o successivo; ArtCraft indica inoltre una versione Web basata su WebAssembly.
FilmCraft riscrive persino i codec invece di appoggiarsi a FFmpeg
Con FilmCraft l’ambizione sale parecchio. Un editor video moderno non deve gestire soltanto una timeline: deve decodificare e codificare numerosi formati, sincronizzare audio e video, mantenere precisione temporale, comporre effetti sulla GPU, trattare spazi colore differenti e gestire sequenze lunghe senza introdurre errori di arrotondamento.
FilmCraft dispone di monitor sorgente e programma, montaggio a tre punti, modalità di trim e controllo dinamico mediante i classici tasti J/K/L. Per il tempo utilizza una base temporale intera, scelta importante quando si lavora con frequenze come 23,976 fps oppure con 29,97 fps e drop-frame timecode. Rappresentare tali valori attraverso numeri floating point può infatti accumulare errori; una rappresentazione razionale o intera permette di conservare la corrispondenza esatta tra timecode e frame.

La scelta più insolita riguarda i codec. FilmCraft non incorpora FFmpeg: il team sta sviluppando implementazioni native in Rust di H.264, HEVC, ProRes, VP9, AAC e Opus. Nel workspace del repository compaiono moduli dedicati anche a container e formati come ISO Base Media File Format, Matroska, MXF, MPEG-TS e Ogg.
È forse la parte più rischiosa dell’intero progetto: riscrivere decoder, demuxer e codec aumenta il controllo sul codice e riduce dipendenze esterne, ma porta con sé una quantità enorme di casi limite.
Sul versante creativo sono previsti curve, ruote colore, correzioni HSL secondarie, LUT, HDR, workflow log e strumenti di misura. ArtCraft parla inoltre di circa 55 effetti video e 30 transizioni, keyframe con grafici di valore e velocità e compositing GPU in linear light. Per l’audio troviamo misurazione del loudness secondo EBU R128, mixer con automazione ed effetti DSP nativi.
LightCraft punta allo sviluppo RAW interamente locale
LightCraft occupa lo spazio di Lightroom e degli altri RAW developer. ArtCraft lo presenta come catalogatore fotografico e ambiente di sviluppo non distruttivo: il file originale rimane intatto mentre regolazioni e trasformazioni formano una sequenza separata di operazioni.
Il motore di elaborazione usa uno spazio scene-referred wide-gamut a 32 bit floating point. L’approccio scene-referred conserva valori legati alla luce della scena prima della trasformazione finale verso lo spazio di visualizzazione, un aspetto particolarmente importante quando si interviene su alte luci, esposizione, grading e immagini HDR.
LightCraft comprende curva tonale, controlli di luce e colore, mixer a otto bande, ruote di color grading a tre vie e preset. Le maschere possono derivare da pennello, gradienti lineari e radiali, luminanza, colore e riconoscimento di cielo, soggetto e sfondo.
ArtCraft ha scelto ancora una volta di limitare le dipendenze esterne realizzando decoder RAW in Rust per DNG, CR2, ARW, NEF, RAF, RW2, PEF e ORF.
Il supporto RAF comprende anche i sensori Fujifilm X-Trans, che richiedono un algoritmo di demosaicizzazione differente rispetto alla classica matrice Bayer. La libreria fotografica offre album, valutazioni, flag, ricerca per campi e griglie virtualizzate pensate per cataloghi numerosi.
Il team dichiara un aggiornamento della catena GPU di sviluppo di un RAW da 24 megapixel in circa 4 millisecondi dopo lo spostamento di un cursore. Anche in questo caso il risultato va interpretato come benchmark del progetto, non come prestazione garantita su qualunque PC.
PrintCraft vuole diventare una vera officina locale per i PDF
PrintCraft affronta un settore apparentemente più semplice, ma tecnicamente pieno di insidie. Leggere un PDF significa gestire font incorporati, Unicode, trasparenze, annotazioni, moduli, livelli, cifratura, bookmark e documenti generati da software molto differenti fra loro.
L’applicazione può leggere, riordinare, ruotare, eliminare e inserire pagine, unire documenti o dividerli mantenendo collegamenti, campi modulo, livelli e segnalibri. ArtCraft dichiara che il renderer ha superato senza crash un corpus di 983 documenti PDF, inclusi file contenenti sistemi di scrittura internazionali, giapponese verticale, emoji a colori e trasparenze.
Per il salvataggio sono previste scritture incrementali e atomiche, autosave e recupero dopo un crash.
Sul fronte della sicurezza PrintCraft dichiara compatibilità con documenti cifrati da RC4 fino ad AES-256 e rispetto delle autorizzazioni definite dall’autore. Va detto però che supportare la cifratura di un PDF non equivale a offrire tutte le funzioni di firma digitale, validazione certificati o gestione PKI presenti nelle edizioni professionali di Acrobat: sono aree differenti e conviene non confonderle.
EffectCraft porta motion graphics ed effetti visivi in Rust
EffectCraft è il progetto rivolto a motion graphics e compositing, con un’impostazione chiaramente familiare a chi utilizza After Effects. Il software gestisce composizioni, livelli, keyframe, camere 3D, luci, espressioni e coda di rendering.
La pagina ufficiale indica 259 effetti suddivisi fra sfocature, correzione colore, distorsioni, generatori, keying, particelle, simulazioni, stilizzazione ed elaborazione temporale. I livelli comprendono solidi, forme, testo, filmati, composizioni annidate, null object, adjustment layer, camere e luci; sono previsti parenting, track matte e 38 blend mode.
La parte 3D comprende profondità di campo, telecamere, luci e ombre morbide ray-traced. Le proprietà possono inoltre ricevere espressioni JavaScript, comprese funzioni come wiggle, loop e riferimenti ad altri livelli. Per l’output sono citati H.264, ProRes con canale alpha, sequenze PNG, TIFF ed EXR a 32 bit, GIF e importazione o esportazione Lottie.
Il repository spiega un altro aspetto interessante: EffectCraft condivide il modello temporale e parte del motore testuale con FilmCraft e utilizza i codec sviluppati per quest’ultimo. Qui emerge uno dei vantaggi potenziali dell’avere una famiglia di programmi costruiti insieme: componenti difficili da sviluppare possono diventare infrastruttura comune senza trasformare ogni applicazione in un monolite.
DesignCraft completa la suite con impaginazione e PDF da stampa
L’ultima applicazione della serie è DesignCraft, dedicata all’impaginazione editoriale. Le funzioni dichiarate comprendono pagine affiancate, parent page, cornici, testi concatenati, stili di paragrafo e carattere, campioni colore e text wrap.
Il motore tipografico merita una menzione particolare: utilizza un compositore di paragrafi basato sull’algoritmo Knuth-Plass, lo stesso principio reso celebre da TeX per scegliere le interruzioni di riga valutando globalmente il paragrafo anziché procedere una riga alla volta. Sono inoltre previsti sillabazione mediante dizionario, allineamento ottico dei margini e griglie della linea di base.
DesignCraft dichiara la produzione di PDF con testo selezionabile, font incorporati, CMYK, tinte piatte, abbondanze, crocini di taglio e supporto PDF/A. Per documenti complessi il programma usa rendering SIMD multithread, documenti copy-on-write e caching della composizione. È prevista anche l’interazione attraverso canale JSON e server MCP.
Automazione e MCP sono forse la parte più moderna del progetto
ArtCraft insiste molto su un principio comune alle sette applicazioni: le azioni non dovrebbero esistere soltanto come pulsanti dell’interfaccia grafica. Lo stesso comando può essere invocato dalla GUI, dalla riga di comando, attraverso un canale JSON oppure tramite Model Context Protocol (MCP).
Per l’automazione è una scelta notevole: un agente AI che deve ridimensionare cento immagini, modificare una composizione o esportare un documento non dovrebbe necessariamente pilotare l’interfaccia attraverso coordinate dello schermo, riconoscimento visivo e clic simulati. Se gli strumenti espongono operazioni strutturate, il software può ricevere comandi con parametri espliciti e restituire risultati altrettanto strutturati.
ArtCraft sta cercando di rendere la controllabilità da parte degli agenti una caratteristica architetturale, non un’aggiunta successiva. È un’impostazione che potrebbe rivelarsi più importante della somiglianza delle interfacce con i programmi Adobe.
Sono davvero alternative gratuite ad Adobe Creative Cloud?
Dal punto di vista della licenza, sì: i repository pubblici utilizzano licenze permissive. PhotoCraft indica esplicitamente MIT oppure Apache-2.0; lo stesso schema compare nei progetti della famiglia e, per esempio, nel workspace di FilmCraft. Chi scarica i sorgenti può quindi studiarli, modificarli e redistribuirli rispettando i termini delle licenze e le attribuzioni previste.
Non sono tuttavia ancora applicazioni pronte per sostituire una suite professionale: a ottobre 2026 buona parte dei programmi si trova ancora in sviluppo e persino PhotoCraft, che dispone di installer pubblici, è classificato early alpha. Compatibilità completa con documenti prodotti da decenni di software Adobe, stabilità con progetti enormi, plugin di terze parti, gestione colore certificabile, stampa professionale, hardware specializzato e collaborazione aziendale sono problemi che richiedono anni di lavoro.
ArtCraft ha comunque scelto una strada tecnicamente interessante: non un’unica applicazione che tenta di fare tutto, ma sette programmi distinti con motori condivisibili, formati aperti dove possibile, elaborazione locale e interfacce pensate per non costringere un professionista a ripartire da zero. Se i progetti riusciranno a passare dall’attuale fase sperimentale a release realmente stabili, potrebbe nascere una delle iniziative open source più articolate mai tentate nel software creativo desktop. Per ora conviene osservarla per quello che è: un cantiere molto giovane, ma con fondamenta tecniche insolitamente profonde.